Da partecipazione a protagonismo civico: il contesto e il modello

Intervista a Nicoletta Levi - Dirigente Servizio Comunicazione e Relazioni con la città Comune di Reggio Emilia a cura di Rossella Lacedra






QUA è un progetto che valorizza il protagonismo civico attraverso la costruzione, realizzazione gestione condivisa da Amministrazione e cittadini, di azioni concrete e politiche pubbliche di rigenerazione urbana, innovazione sociale, e cura della comunità.


In quali condizioni amministrative e sociali nasce QUA?

Nel 2014 c’è stato il passaggio dalla Legislatura Del Rio a quella Vecchi e per la prima volta non abbiamo votato per le Circoscrizioni. Cosa era successo? Il Comune di Reggio Emilia stava recependo la normativa secondo la quale nei Comuni al di sotto dei 250.000 abitanti si abolivano le Circoscrizioni. Quella condizione lasciava un vuoto di rappresentanza e governabilità del territorio, compensata in parte però da un ricco capitale sociale valorizzato durante gli ultimi anni di mandato del Sindaco. In sostanza durante i cinque anni precedenti soprattutto grazie al progetto “I reggiani per esempio” c’era stata una solida collaborazione pubblico – non profit, strutturata attraverso una messa a sistema intelligente della rete di associazioni di volontariato presenti sul territorio.Incrociando questi due macroelementi del contesto generale ci siamo messi a cercare una soluzione che allargasse il campo di discussione con un approccio olistico e strategico, nell’arco di sei mesi abbiamo costruito un modello di intervento sulle politiche pubbliche. Così è nato il progetto QUA.

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Come si declina operativamente il progetto, e quali opportunità mette in campo?

Inizialmente abbiamo suddiviso il territorio in 19 quartieri (prima le circoscrizioni erano 5) seguendo il criterio della significatività e del senso di appartenenza, in ciascuno di questi quartieri articoliamo il progetto in tre fasi.

L’ ASCOLTO, una serie di incontri tra referenti del Comune e cittadini, nei quali ipotizzare il nuovo scenario del quartiere e proporre istanze e iniziative concrete sia di cura della comunità che di cura del territorio, quindi a livello sociale da un lato e infrastrutturale dall’altro. Ad esempio quando i cittadini hanno manifestato l’esigenza di essere collegati in maniera più efficiente ad un’altra area della città, la soluzione condivisa è stata quella di costruire una pista rurale, che passasse quindi attraverso terreni agricoli. Soltanto le proposte in cui i cittadini in forma singola e organizzata sono disposti a metterci qualcosa di proprio vengono schematizzate in una scheda progetto (obiettivo, contenuti, soggetti, gli impegni di ciascun progetto, tempi, budget, indicatori di misurazione), tutte le schede progetto di un quartiere diventano un accordo di cittadinanza (sottoscritto formalmente dall’Amministrazione e dalle persone fisiche e giuridiche che si occuperanno materialmente della singola progettualità) , il quale viene sottoposto agli Assessorati competenti per valutarne la fattibilità, passa poi in Giunta dove viene definitivamente approvato. La GESTIONE, ovvero l’effettiva implementazione del progetto, e la VALUTAZIONE per ogni singolo progetto e per ogni singolo accordo di cittadinanza, tutto sulla base delle specifiche redatte nella scheda progetto.

Per il Comune l’opportunità è quella di costruire un rapporto di fiducia e collaborazione con i cittadini, tessere un sistema efficiente di gestione della cosa pubblica, dall’altro lato i cittadini si misurano con la messa in piedi di un territorio che risponda ai loro desideri e ai loro bisogni, contribuendo direttamente a generare le soluzioni. L’Amministrazione Pubblica sveste i panni dell’interlocutore decisionista e indossa quelli della relazionalità diffusa, i cittadini si spostano dal terreno della partecipazione a quello del protagonismo civico. In poche parole il cittadino non è più chiamato a dire soltanto la sua, ma ad alzare la mano e a dire quale impegno e quale responsabilità è disposto a metterci per disegnare un territorio all'altezza delle sue aspettative.

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Una macchina complessa, ma come siete organizzati internamente a livello gestionale per seguire tutte le fasi del progetto?

Attraverso un concorso pubblico abbiamo assunto e poi stabilizzato in pianta organica otto funzionari addetti allo sviluppo territoriale, più un coordinatore, figure che abbiamo chiamato “Architetti di quartiere”, dei mediatori sociali Questo team è stato valorizzato grazie ad una formazione ad hoc in ambito innovazione sociale e costruzione di politiche pubbliche In linea generale abbiamo puntato e puntiamo molto su un sistema efficiente di comunicazione e relazioni interne, per scongiurare il rischio – fisiologico – di conflittualità.

E dal punto di vista più strettamente comunicativo quali strumenti utilizzate, anche nell’ottica di sollecitare la partecipazione agli incontri?

Oltre agli strumenti ordinari, come portale web, social media, attività di ufficio stampa, e alla creazione di un Piano di Comunicazione per ogni fase del progetto, ci concentriamo particolarmente sugli inviti agli incontri con il porta a porta costante, l’affissione di locandine in punti strategici della città e il direct mail rivolto ad associazioni, scuole, parrocchie.

Ad oggi, dopo circa tre anni, qual è la situazione complessiva?

Le singole iniziative attivate nei quartieri spaziano dall’area dell’inclusione sociale a quella della sostenibilità ambientale, passando per il settore del digitale e quello della cultura. i progetti realizzati dalla nostra policy nel biennio 2016-2017 sono 128. in gestione, nei prossimi 5 accordi di cittadinanza che firmeremo entro fine aprile ne abbiamo circa una ventina. Quindi un processo che si è rodato, dei semi che sbocciando migliorano il territorio, ma soprattutto le relazioni all’interno del territorio. Per esempio il progetto “Mamme a scuola”, progetto di integrazione linguistica per donne straniere, è stato sperimentato, in collaborazione con il servizio intercultura del Comune, provando a coniugare le esigenze di integrazione linguistica con quelle di accudimento dei figli e, grazie a questa sinergia, è diventato un modello di successo che abbiamo esportato anche in altri quartieri della città, diventando uno schema di intervento sull'integrazione linguistica e culturale a scala urbana

Quanto possiamo definire questo modello progettuale replicabile in un altro contesto?

Certamente l’analisi del contesto di riferimento, in questo caso quello reggiano, ci restituiva un tessuto sociale vocato alla collaborazione, pragmatico, con passione e senso civico particolarmente spiccati. Dunque il tasso di esportabilità del modello può dipendere molto dalle condizioni di partenza, e qualora non siano simili, si dovrebbe lavorare per indurre, sollecitare e costruire prima un terreno fertile e poi il progetto

01/apr/2018 22:47:32
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