Intervista a Margherita Bertoli – Progetto CanyaViva

1. Qual è il progetto di Canyaviva, come e quando nasce?

Il progetto CanyaViva trova le sue origini nella sperimentazione dell'architetto inglese Jonathan Cory-Wright intorno al 2005: osservando il comportamento naturale delle canne che crescevano sugli argini del Rio Aguas presso la località di Los Molinos del Rio Aguas (Almeria, Andalusia), iniziò a elaborare il metodo costruttivo adesso denominato Metodo CanyaViva.

Tale metodo consiste nell'ottimizzazione delle proprietà meccaniche di Arundo donax (la canna mediterranea) e il bambù per la creazione di archi strutturali combinabili in differenti possibilità compositive.

Nel 2009 si è riunito il primo nucleo dell'Associazione CanyaViva: negli anni il gruppo ha sviluppato la propria identità eterogenea portando avanti la sperimentazione tecnica e la ricerca artistica, focalizzando il proprio operato nell'ambito dell'apprendistato attivo e della creazione di un nuovo modello costruttivo creativo e partecipativo.

Grazie a questo percorso, che è in continuo aggiornamento e include la collaborazione con l’Escuela Universitaria de Arquitectura Tecnica e Ingeneria de la Edificacion de la Universidad Politecnica de Catalunya (UPC), si è giunti a una standardizzazione del metodo che codifica la scelta della materia prima, la sua classificazione e i criteri di costruzione che garantiscano una provata capacità strutturale all'intera opera. Il sistema è registrato con licenza Copyleft al fine di promuoverne la diffusione e la rielaborazione.

Il progetto si basa principalmente sull'uso della canna mediterranea come materiale da costruzione: i vantaggi sono legati alla grande capacità riproduttiva e adattabilità della pianta, abbondante e rinnovabile con cicli molto brevi, e alla libertà espressiva offerta dalle sue proprietà meccaniche che consentono di dare vita a strutture caratterizzate da forme organiche e innovative.

CanyaViva nasce fin dalle origini come un collettivo multidisciplinare attivo a livello internazionale, il cui obiettivo è rafforzare le connessioni fra l’uomo e il suo ambiente naturale, sociale e culturale. Il progetto si apre su vari fronti, dall’architettura alla permacultura e alla ricerca artistica, terapeutica e culturale, lavorando su diversi livelli e integrandoli creativamente in una visione olistica. Attraverso corsi di formazione, laboratori di apprendistato attivo e progetti sociali, CanyaViva si impegna per la diffusione di capacità tecniche e competenze specifiche, offrendo strumenti necessari per costruirsi il proprio spazio utilizzando le risorse locali, con un costo minimo e senza spesa di energia combustibile.

In questo modo viene appoggiata l’autocostruzione e la scelta di una forma di vita più sostenibile, libera e indipendente. Incoraggiando la riappropriazione dei mezzi e la creatività, i risultati ottenuti sono plurali ed armonici in quanto frutto di un metodo di lavoro collaborativo e comunitario.

Oltre a permettere la creazione di spazi vivi, innovativi e personalizzati, l’uso costruttivo di Arundo donax consente il recupero degli scarti senza lasciare traccia, all’insegna di una completa sostenibilità. La massa di materiale organico che avanza dal processo costruttivo è infatti impiegabile per le coperture o comebiocarburante. Comprendere e sfruttare le grandi potenzialità di questa pianta, generalmente sottovalutate e fraintese, significa dare vita a un nuovo modello abitativo, basato sul rispetto dei cicli naturali della materia. Grazie a questo approccio, le risorse provenienti dalla natura si evolvono e si trasformano grazie a un’azione umana che ne valorizza creativamente le caratteristiche intrinseche.

D'altra parte, le qualità di Arundo donax non sono solo legate all'elasticità, leggerezza e resistenza, ma offrono ottime possibilità anche a livello fitodepurativo ed energetico: la pianta è stata riscoperta come fonte di biogas, biometano, biomassa solida e bioetanolo. Le imbattibili produzioni di sostanza secca per ettaro e i minimi input energetici richiesti dalla sua coltivazione fanno di questa graminacea poliennale una potenziale coltura energetica. É da evidenziare inoltre il suo alto potere fitodepurante, che la rende ideale per la riqualifica di suoli marginali e contro il dissesto idrogeologico. Numerosi studi hanno infatti evidenziato come Arundo Donax sia una specie adatta per la decontaminazione di siti fortemente inquinati da sostanze organiche o metalli pesanti, mediante il loro assorbimento, degradazione e stabilizzazione. Oltre ad avere un evidente potenziale come pianta fitorisanatrice, arundo donax offre numerosi vantaggi anche dal punto di vista ambientale, essendo utilizzabile per il bilancio del carbonio, per il suo effetto antierosivo e come agente protettivo delle falde dalla lisciviazione dei nitrati e di inquinanti.


2. Secondo te nel creare un'impresa si può coniugare l'attenzione verso la dimensione sociale con la necessità di sostenibilità economica?

Si tratta di una questione per la quale vale sempre la pena impegnarsi, poiché i risultati che si possono ottenere nell'attivare dimensioni sociali sono spesso sorprendenti. Un lavoro come il nostro necessita di collaborazioni collettive: crediamo sia possibile proporre un modello partecipativo e formativo che abbia una diretta canalizzazione professionale. Per creare un'alternativa sostenibile dotata di concretezza e progettualità, risulta sempre più necessario scommettere sulle possibilità creative di integrazione fra l'ambito sociale, economico e ambientale.

Una buona chiave è quella di considerare i progetti di realizzazione tecnica come spazi di apprendistato attivo a livello sociale, in cui i partecipanti possano ricevere strumenti pratici utili per il proprio percorso formativo e professionale dando luogo a una vera e propria rete in continuo sviluppo. Il lavoro di gruppo, specialmente quello manuale, permette inoltre la creazione di un luogo di incontro e scambio di conoscenze, così come l'attivazione di potenziali collaborazioni su più ambiti.


3. Qual è un futuro immaginabile per creatività e artigianato in una fase di evoluzione tecnologica estremamente rapida?

Indubbiamente ci troviamo davanti alla necessità di un'integrazione fra antiche conoscenze e nuove strategie tecniche: la tecnologia può essere una risorsa estremamente positiva per valorizzare gli aspetti creativi dell'artigianato e la sua autenticità. Si tratta di trovare le formule giuste per evitare scomode contrapposizioni, affinché si possa mantenere il valore "sacro" dell'artigianato in quanto risultato diretto di un'azione umana che trasforma la materia in maniera artistica, coerente e non invasiva.

Al momento di incorporare nuovi mezzi vedo necessario proteggersi dal rischio di disumanizzazione, tenendo in conto il rispetto dei cicli naturali della materia in un approccio di attenta osservazione delle caratteristiche del materiale utilizzato, e soprattutto mantenendo un atteggiamento creativo che sia sempre rivolto verso la ricerca dell'originalità e dell'autenticità. L'attualizzazione dell'artigianato può ricevere grandi impulsi di rinnovamento e diffusione se coniugata sempre con un'attenzione umana che valorizzi ogni singolo aspetto del processo di creazione e produzione.

30/nov/2016 09:59:01
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